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Attività fisica e osteoporosi

Attività fisica e osteoporosi

Si può praticare attività fisica in presenza di osteoporosi?

Certamente si. È auspicabile praticare tutte quelle attività caratterizzate da gesti tecnici che richiedano contrazioni muscolari intense e intermittenti. Di seguito alcuni tipi di attività fisica raccomandati ai soggetti osteoporotici:

  • la corsa (tutti i tipi di corsa, eccezione fatta per quella ad ostacoli)
  • la ginnastica posturale (applicando dei sovraccarichi)
  • il salto con la corda
  • l’allenamento in sala pesi
  • il Pilates (applicando dei sovraccarichi)
  • il sollevamento pesi

Perchè proprio queste attività?

L’obiettivo è quello di sottoporre le ossa della persona osteoporotica a dei carichi meccanici assiali importanti attraverso le contrazioni muscolari caratteristiche di un dato gesto motorio.

Infatti ogni gesto motorio richiede una sequenza coordinata di contrazioni e rilasciamenti muscolari. Delle contrazioni molto intense e intermittenti si è visto riescono a stimolare. L’osteogenesi (sintesi di nuovo tessuto osseo), nelle ossa direttamente interessate dal gesto motorio.

Le attività precedentemente elencate rispondono meglio a queste caratteristiche:

La corsa

Durante la corsa il peso corporeo viene scaricato sulla colonna vertebrale e alternativamente su uno dei due arti inferiori.

I muscoli della colonna vertebrale e quelli degli arti inferiori reagiscono a questo carico contraendosi per sorreggere il peso corporeo, permettere di mantenere la postura eretta e mantenere la tipica postura della corsa. Quelli degli arti inferiori si contraggono anche per fornire la spinta propulsiva necessaria all’avanzata.

Ad ogni contrazione le ossa su cui agiscono i muscoli della schiena e degli arti inferiori si trovano a essere compressi intensamente e in modo intermittente tra origine e inserzione muscolari. Questa compressione stimola un gradiente pressorio intraosseo che dà vita a delle forze di taglio all’interno dell’osso stesso che a loro volta stimolano la sintesi di nuovo materiale osseo.

La corsa stimola la sintesi ossea in modo particolare a livello della colonna vertebrale e del femore. Questo perchè risultano le aree maggiormente sollecitate con questo sport.

La ginnastica posturale (praticata con dei pesi)

La ginnastica posturale si presenta molto duttile ai fini osteogenici in quanto non ha dei gesti tecnici da dovere seguire rigidamente per cui ogni esercizio può essere proposto mirando a ridurre al minimo il rischio d’infortuni e a stimolare la sintesi ossea in dei punti specifici. Ad esempio si può scegliere lo squat con dei pesi se l’obiettivo è quello di aumentare la sintesi ossea su colonna vertebrale e anche piuttosto che “tirate al mento con dei manubri” se invece si vuole concentrare il lavoro sulle articolazioni scapo-omerale (spalla), omero-ulnare (gomito) e radio-carpica (polso). L’utilizzo in questo tipo di attività, di pesi, come anche nel pilates, è richiesto dalla necessità di aumentare l’intensità delle contrazioni muscolari durante gli esercizi. Anche nella ginnastica posturale si punta a proporre degli esercizi caratterizzati da contrazioni intermittenti e intense per stimolare l’osteogenesi.

Il salto della corda

Nel salto con la corda l’elemento stimolante l’osteogenesi è dato dalla contrazione violenta e breve effettuata dai muscoli degli arti inferiori per generare la spinta propulsiva (contrazione di tipo concentrico) necessaria a proiettare il corpo verso l’alto e successivamente per frenare la caduta del corpo verso il basso (contrazione di tipo eccentrico) prima di rigenerare la spinta propulsiva. Anche i muscoli erettori della colonna vertebrale (chiamati anche muscoli paravertebrali) si contraggono intensamente per estendere il tronco durante la propulsione verso l’alto (con una contrazione concentrica) per poi contrarsi intensamente e in modo eccentrico per frenare la flessione in avanti del busto durante l’impatto dei piedi al suolo al termine della discesa.

Le contrazioni concentriche ed eccentriche si alterneranno ad una velocità tanto più elevata quanto più alta sarà la frequenza dei salti effettuati durante il gesto tecnico. Più alta è l’altezza raggiunta in ogni salto maggiore è la forza che i muscoli sviluppano nelle contrazioni sia concentriche che eccentriche. Maggiore è la forza sviluppata maggiore è la compressione dei segmenti ossei e maggiore è la sintesi di nuovo tessuto osseo.

In ultimo è da dire che la contrazione più efficace per stimolare l’osteogenesi è quella eccentrica (perchè la forza eccentrica è sempre la più intensa che il muscolo riesce a sviluppare) e, come abbiamo visto, nel salto con la corda questa rappresenta il 50% dell’intero gesto tecnico.

L’allenamento in sala pesi

Quest’attività, come anche la ginnastica posturale e il Pilates:

  • non prevede un gesto tecnico prestabilito e rigido, quindi ogni esercizio può essere scelto in base alla regione ossea in cui si voglia stimolare maggiormente l’osteogenesi;
  • a differenza di Ginnastica Posturale e Pilates il sovraccarico (manubri, bilancieri, attrezzi) rappresentano il mezzo principale di ogni allenamento.

Ogni gesto tecnico è rappresentato da contrazioni muscolari intense e alternate (concentrica - eccentrica) per cui qualunque esercizio è proficuo a stimolare la sintesi ossea.

Il pilates (praticato con dei pesi)

Come già detto per la ginnastica posturale, anche il Pilates si presta bene a fornire uno stimolo osteogenico mirato. Questa sua caratteristica è data dal fatto che:

  • non presenta un gesto tecnico rigido e predeterminato
  • è possibile cambiare gli esercizi proposti in base alla porzione anatomica che si voglia stimolare maggiormente

Anche in questo caso la scelta di lavorare con dei pesi è data dal volere aumentare l’intensità delle contrazioni muscolari. Ogni esercizio eseguito con dei sovraccarichi e caratterizzato da contrazioni dinamiche e con esecuzione non troppo lenta sono utili alla sintesi di nuovo tessuto osseo.

Il sollevamento pesi

Il sollevamento pesi offre uno stimolo osteogenico molto importante. Questo perchè tale sport è caratterizzato da contrazioni muscolari veramente intense e di breve durata che sottopongono le ossa ad una compressione di elevata entità.

Più in dettaglio, questa disciplina è caratterizzata da due gesti tecnici: lo strappo e lo slancio. Entrambi questi esercizi richiedono una contrazione coordinata di tutti i muscoli degli arti inferiori (polpacci, quadricipiti, ischiocrurali e glutei), degli erettori della colonna vertebrale (quadrati dei lombi, sacrospinali, semispinali, multifidi e interspinosi), dei muscoli deltoidi, dei tricipiti brachiali, dei bicipiti brachiali, dei brachiali, dei brachioradiali, dei pettorali, dei gran dorsali, dei trapezi e dei romboidi, dei muscoli periscapolari (sottospinoso, sovraspinoso, piccolo rotondo, grande rotondo, sovraspinato, sottoscapolare) senza contare poi l’intensa attività di tutti i muscoli flessori ed estensori del carpo e delle dita fin i piccoli muscoli stabilizzatori delle dita (gli abduttori del pollice e del mignolo, l’oppositore del pollice e i muscoli interossei plantari e dorsali delle dita insieme ai lombricali).

Ad eccezione dei muscoli flessori ed ed estensori delle dita e del carpo responsabili di una prensione efficace del bilanciere, tutti gli altri muscoli sopra elencati lavorano prima in modo concentrico durante la “tirata del bilanciere”, e in modo eccentrico durante la fase di accosciata (per frenare la discesa del corpo del pesista) per poi tornare a lavorare di nuovo concentricamente per passare dall’accosciata alla stazione eretta mantenendo il bilanciere sopra la testa. Pettorali, dorsali, periscapolari lavorano per mantenere il bilanciere sopra la testa evitando una sua caduta indietro o in avanti. Infine i 2/3 dei muscoli periscapolari costituiscono la “cuffia muscolo-tendinea dei rotatori” e permettono il mantenimento dell’omero nella sua sede articolare ( la cavità glenoidea della scapola insieme al cercine glenoideo).

Come per la corsa, il sollevamento pesi stimola l’osteogenesi maggiormente a livello della colonna vertebrale, del femore e del radio perchè sono le zone anatomiche più sollecitate. Anche l’epifisi distale del radio, come la colonna vertebrale e il collo femorale, rappresenta una regione dove solitamente il processo osteoporotico è più accentuato.

A quali problemi può andare incontro una persona affetta da osteoporosi?

  • Il dolore a livello della porzione dorsale e lombare della colonna vertebrale: compare sotto carico e durante i movimenti. Spesso può essere l’unico segno clinico. È possibile che il dolore aumenti improvvisamente diventando invalidante tanto da impedire alla persona di stare in piedi e svanisca nell’arco di 48 ore pemettendo alla persona di tornare alle sue normali abitudini. Alcuni autori credono che questi eventi di acutizzazione improvvisa del dolore siano dovuti al verificarsi di micro fratture all’interno della spongiosa vertebrale non visibili in radiografia.
  • Rischio, nelle fasi più avanzate, di frattura delle parti anatomiche più esposte al processo osteoporotico (le sedi più esposte sono i corpi vertebrali, l’epifisi prossimale dell’omero, l’epifisi distale del radio e il collo femorale).
  • Solitamente l’uno non esclude l’altro quindi è possibile avere sia il dolore che le fratture anzi, come abbiamo visto, in caso di fratture il dolore aumenta temporaneamente.
  • La contrattura permanente della muscolatura paravertebrale.
  • L’Ipercifosi dorsale ad ampio raggio (solo se ci sono delle fratture spontanee dei corpi della colonna vertebrale dorsale che, a motivo del cedimento, fanno assumere alle vertebre una forma trapezoidale).
  • La possibile comparsa di una cifosi lombare (solo se vi è stato un crollo di più vertebre lombari).

Alcune persone non avvertono dolore per la fratturazione spontanea dei corpi vertebrali. In questi casi si viene a conoscenza dei cedimenti al momento dell’effettuazione della prima radiografia del rachide eseguita per altre cause. Le fratture alle altre regioni anatomiche, invece, portano con se una serie di conseguenze.

Ad esempio:

La frattura del collo del femore comporta:

  1. la caduta a terra della persona.
  2. La frattura richiede un periodo di immobilità per permettere all’osso di saldarsi.
  3. L’immobilità comporta la perdita di forza ed elasticità della muscolatura dell’arto inferiore oltre che la mancanza di uno stimolo osteogenico quale è il carico del peso corporeo sull’arto. Fondamentale è la precocità nell’inizio della riabilitazione motoria e successivamente della rieducazione funzionale.
  4. In modo particolare l’anca (articolazione coxo-femorale) richiede per consolidarsi, una immobilizzazione completa.

Frattura dell’epifisi distale del radio comporta:

  1. immobilità
  2. riduzione di forza e resistenza dei muscoli immobilizzati
  3. riduzione della massa ossea a livello dell’epifisi distale del radio di per se già osteoporotico
  4. riduzione della qualità della vita quotidiana perchè l’arto risulta inutilizzabile

Come viene curata l’osteoporosi?

La cura dell’osteoporosi dipende dal tipo di osteoporosi (osteoporosi senile, osteoporosi pre-senile, osteoporosi idipatica giovanile oppure idiopatica del giovane adulto. La più diffusa è quella senile che interessa il 30% delle donne oltre i 60 anni e il 15 % degli uomini di pari età.

Normalmente l’osteoporosi senile viene curata attraverso la somministrazione di un ormone chiamato Calcitonina (che normalmente noi sintetizziamo) estratta dal Salmone, associata alla somministrazione di vitamina D e Calcio per via orale.

La Calcitonina viene somministrata perchè stimola l’attività degli osteoblasti i quali sintetizzano nuovo tessuto osseo. Inoltre questo ormone si è visto avere un azione lenitiva sul dolore osseo (caratteristica principale dell’osteoporosi) agendo sia a livello centrale che periferico. La vitamina D permette l’assorbimento di Calcio a livello intestinale, ne permette la deposizione a livello osseo e ne riduce l’escrezione con le urine.

La Calcitonina di salmone ha il pregio di non avere effetti collaterali importanti e di non interferire con altri farmaci. Di contro, la sua preparazione farmacologica richiede dei costi elevati.

Alla terapia farmacologica si affianca l’attività motoria avente le caratteristiche di cui abbiamo parlato prima.

A che età insorge l’osteoporosi?

Una delle classificazioni più utilizzate sull’eziopatogenesi (causa scatenante) dell’osteoporosi riconosce tre tipi di Osteoporosi.

  1. Osteoporosi senile: insorge dopo i 60 anni ed è caratterizzata da una riduzione lenta nel tempo della massa ossea. Ancora non è ben chiaro se la riduzione di massa ossea sia dovuta ad un aumento dei processi di decostruzione o piuttosto a una riduzione della neoapposizione anche se si ritiene (per una serie di fattori) sia più plausibile questa seconda ipotesi. infatti durante la vita senile si riduce l’attività degli osteoblasti per una serie di fattori:
    • Riduzione del tempo in cui ci si espone al sole (l’esposizione al sole stimola la sintesi nel nostro corpo di vitamina D, fondamentale per l’assorbimento e la fissazione del Calcio nella matrice pre-ossea.
    • Riduzione della funzionalità della mucosa duodeno-digiunale con conseguente minore assorbimento di Calcio a livello intestinale.
    • Riduzioni dell’attività motoria.
    • Carente assunzione di Calcio con l’alimentazione.

L’osteoporosi senile trova scarso beneficio dalla somministrazione di ormoni sessuali estrattivi (estrogeni e androgeni) e anabolizzanti di sintesi mentre risponde meglio alla terapia con Calcitonina, vitamina D e Calcio.

  1. Osteoporosi pre-senile: è una forma particolare di osteoporosi che insorge nel periodo subito successivo alla menopausa ma prima dell’età senile. Ha un quadro clinico quasi sovrapponibile a quello dell’osteoporosi senile. A differenza di quest’ultima trae maggiore beneficio dalla terapia con ormoni sessuali e anabolizzanti di sintesi. Questo tipo di terapia farmacologica ormonale viene utilizzata solo in questo tipo di osteoporosi. Il problema di questo tipo di terapia è legato sia al fatto che presenta una serie di possibili controindicazioni gravi (riduzione della funzione epatica, alterazioni della funzionalità renale, malattie trombo-emboliche e altri) sia che al fine di mantenere la sua efficacia, la terapia deve essere protratta per molti anni (5-10) dal periodo immediatamente successivo alla menopausa.
  2. Osteoporosi idiopatiche: chiamate idiopatiche perchè non se conosce la causa scatenante, vengono classificate ulteriormente in “osteoporosi giovanile” e osteoporosi del giovane adulto”. La prima è caratterizzata da fragilità ossea con rischio di fratture durante il periodo di accrescimento osseo. Tali fratture tendono a consolidarsi male e quindi a dare origine a malformazioni una volta ultimato lo sviluppo osseo. L’altro segno caratteristico è il colore bue delle sclere. Una volta ultimato l’accrescimento le fratture diventano eccezionali. La seconda invece è caratterizzata anche essa da un’accentuata fragilità ossea ma, a differenza di quella giovanile, per l’aggravarsi dell’osteoporosi il rischio di fratture permane anche nell’età adulta.

Come viene diagnosticata l’osteoporosi?

L’osteoporosi viene diagnosticata grazie ad un esame chiamato MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) effettuato, generalmente, attraverso la tecnica DEXA (Dual Energy X-ray Absorpiometry). Questa tecnologia diagnostica, non invasiva, permette di valutare la “massa minerale ossea” e la “densità ossea” con un buon rapporto tra precisione della misurazione e costo dell’esame.

Alla MOC viene associata la diagnosi radiografica e clinica. Il soggetto con Osteoporosi l’esame radiografico della colonna vertebrale mette in evidenza la maggiore trasparenza della spongiosa dei corpi vertebrali con le limitanti (corticale) assottigliate e in evidenza come se fossero “disegnate a matita”. Se sono presenti fratture dei corpi vertebrali saranno visibili nelle rx le linee di frattura. Nelle regioni anatomiche diverse dalla colonna vertebrale il quadro radiografico è identico, con una spongiosa maggiormente trasparente all’RX e una corticale meno trasparente, assottigliata e in rilievo rispetto la spongiosa.

All’esame clinico la persona con osteoporosi lamenta dolore alla colonna vertebrale. Il dolore insorge durante uno sforzo e può acuirsi dando dei colpetti lungo la colonna vertebrale (ma non sempre i colpetti ravvivano il dolore).

Il bilancio calcico nel soggetto osteoporotico è negativo nella fase iniziale della malattia e quando si verificano dei crolli vertebrali.

Nei soggetti osteoporotici solitamente è presente la contrattura della muscolatura paravertebrale e una ipercifosi dorsale ad ampio raggio. Solo in presenza di fratture multipli dei corpi delle vertebre lombari è possibile l’insorgenza di una cifosi lombare.

L’ipercifosi dorsale e la fratture multiple vertebrali sono le principali cause della riduzione in altezza delle persone osteoporotiche le quali possono subire una riduzione staturale anche di 8-10 cm.

Giuseppe CrisafulliA cura di Dr. Giuseppe Crisafulli
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